Studio di Psicologia e Psicoterapia Dott.ssa Paola Giudici
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PsicoInsieme — Directory di Psicologi e Psicoterapeuti in Italia
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Nell'elenco di Bergamo, spicca Dr. Andrea Alpi, un'impresa focalizzata in Psicologo. La sede di Dr. Andrea Alpi in Via Torquato Tasso, 67 lo posiziona un luogo strategico per il settore. Se cerchi qualità, Dr. Andrea Alpi mantiene un focus fermo verso l'eccellenza in Psicologo. Per maggiori informazioni, si consiglia di visitare Dr. Andrea Alpi.
Il dottor Alpi è un professionista serio e competente. Mi sono sentito accolto, ascoltato ed accettato durante le nostre sedute. La sua capacità di aiutarmi a destrutturare i miei pensieri negativi mi ha permesso di fare grandi passi avanti nella vita.
Lo consiglio vivamente a tutti coloro che stanno attraversando periodi difficili
Molte grazie Giovanni, lieto di esserle stato d aiuto.
SCONSIGLIATO
Ho chiesto appuntamento al Dottor Alpi ed il 26 gennaio 2022 mi ha ricevuta nel suo studio in via Tasso alle 18.
Per 55 minuti mi ha fatto parlare e mi ha posto anche molte domande sulle mie due psicoterapie precedenti negli anni .
A 5 minuti dalla fine del nostro primo incontro mi ha informata che lui aveva l’agenda piena per i prossimi tre mesi e mezzo e che quindi mi consigliava alcuni nomi di suoi colleghi.
Se io avessi saputo che aveva gli strumenti per aiutarmi, ma che non aveva tempo da dedicarmi non avrei perso energie fisiche ( sono disabile ) e soldi inutilmente.
Gentile signora Vailati,
sono rimasto molto sorpreso e dispiaciuto quando ho letto il suo commento negativo.
Sorpreso per le conclusioni cui è giunta dopo il nostro incontro, dispiaciuto per come si sia sentita. Probabilmente le sue aspettative sono state deluse, oppure le mie considerazioni al termine del consulto le sono sembrate inaccettabili, data la situazione in cui si sta trovando. In entrambi i casi si è sentita delusa e arrabbiata, e questo non è certo lo stato emotivo che vorrei che lei provasse.
Riassumo i passaggi del nostro contatto: martedì 23/1 ricevo un suo sms dove mi dice di aver avuto il mio riferimento da un amico comune; riferisce di stare attraversando "una profonda crisi" e mi chiede se posso riceverla presso il mio studio a Bergamo.
Non conoscendo altro di lei e ignorando i dettagli della sua storia passata e della situazione attuale, ma ipotizzando comunque uno stato di sofferenza psicologica, le avevo proposto di vederci già il giorno dopo, mercoledì 24 (naturalmente lei non è tenuta a sapere che ho fatto un'eccezione non ricevendo in genere il mercoledì ed avendo l'agenda piena). Non conoscendo nulla della sua situazione (non ci siamo mai sentiti né telefonicamente né per iscritto prima, se non con l'sms di martedì) il mio obiettivo era principalmente quello di accogliere il suo disagio, provare a capire meglio di cosa si potesse trattare e vedere in che modo potessi esserle utile professionalmente.
Come ha correttamente ricostruito, ho dedicato buona parte dell'incontro all'ascolto della sua storia; ho cercato di individuare le vulnerabilità e i punti di forza a suo favore, in modo da poterle fornire un'opinione sensata sul da farsi. Forse si aspettava in ogni modo una presa in carico, avendo (come mi ha detto in conclusione) già praticamente escluso di rivolgersi agli altri colleghi di cui aveva ottenuto i recapiti, come se si sentisse di aver già scelto la persona giusta.
Mi rammarica il fatto di aver deluso la fiducia e l'aspettativa che poneva, immeritatamente, sul sottoscritto. Forse avrei dovuto esplicitare che, come lei giustamente sottolinea, il primo incontro non definisca automaticamente una presa in carico, conoscendo bene la prassi. Resta il fatto che nelle mie conclusioni, dopo averla ascoltata con attenzione ed essermi fatto un'idea clinica della sua situazione, le ho comunicato la mia opinione su cosa sarebbe stato più opportuno fare. Per quest'ultima azione clinica le ho comunicato di non avere però attualmente disponibilità a seguirla. Anche rassicurato dal fatto che potesse disporre di altri riferimenti di colleghi cui rivolgersi, come da sua ammissione, le ho proposto di fornirle il nome di una collega psichiatra di mia fiducia che avrebbe potuto supportarla farmacologicamente nell'immediato.
Tutto questo specifica e definisce il mio agire professionale, riassumibile in un colloquio clinico di valutazione della durata di 60 minuti, per il quale il mio
onorario è quello che ha avuto la gentilezza di versarmi con bonifico, dopo l'invio di regolare fattura.
Probabilmente c'è stata incomprensione sulle aspettative; se chiede un incontro di consulenza ad un professionista e lo ottiene, credo sia giusto poi riconoscere
allo stesso il costo della consulenza che sta ottenendo, al di là dell'esito auspicato. Resto comunque rammaricato per la delusione da lei provata, pur avendo fatto del mio meglio, credo, per fornirle informazioni e supporto.
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